Per il Prina, il Terzo Settore umbro riprende la discussione

Il mondo del Terzo settore torna a farsi sentire sul Piano regionale per la non autosufficienza (il Prina) e in particolare sul modo con cui la Regione sta portando avanti il percorso partecipativo «al quale sono state invitate alcune associazioni ed escluse in modo ingiustificato altre sino ad arrivare alla censura preventiva avvenuta a danno di alcune associazioni di familiari invitate ai primi incontri e poi non più invitate, forse perché portatrici di punti di vista non in linea con l’indirizzo politico della Regione». In una nota le associazioni spiegano di essere state sollecitate da altre realtà escluse dal confronto, a nome delle quali chiedono all’assessore Luca Coletto e alla presidente Donatella Tesei «quali criteri sono stati utilizzati per organizzare il confronto con le organizzazioni dei familiari. Come mai non sono state invitate solo alcune associazioni?».

«Perché – aggiungono – il Terzo settore non è mai stato consultato e non è mai stato invitato agli incontri sul Prina? Forse perché non ci si vuole confrontare con chi intende difendere la rete dei servizi di welfare che la Regione con il nuovo Piano intende smantellare? La partecipazione è una cosa seria, il confronto è alla base del processo democratico, non può essere strumentale alla costruzione del consenso politico di una parte. La legge sul Terzo settore impone precisi obblighi agli enti locali che devono coinvolgere gli enti del Terzo settore nella fase di programmazione». Secondo le associazioni del Terzo settore il problema nasce da lontano dato che «dal momento del suo insediamento, la giunta non ha mai avviato un confronto con le organizzazioni, non ha mai invitato il Forum ai tanti momenti di confronto con le parti sociali e, cosa ancora più grave, in molte occasioni ha cercato di evitare il confronto con le organizzazioni più rappresentative del Terzo settore aprendo il dialogo con alcune realtà individuate in modo arbitrario e poco trasparente».
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